Scala percettiva del dolore e del piacere

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Come mai tutti i cibi che mi piacciono e verso cui sento molta attrazione sono proprio quelli che mi fanno male?

Secondo Michele Riefoli autore di Mangiar Sano e Naturale questo avviene perchè abbiamo invertito la scala su cui sono posizionati i valori di percezione del dolore e del piacere, trasformando in piacere ciò che dovrebbe darci disagio, fastidio o dolore.

Per farci capire meglio quello che intende paragona l’esperienza del cibo a quella del tabagismo, perchè una persona fuma?
Ovviamente la risposta della maggior parte dei fumatori di sigarette sarà: “perchè mi piace”.
Il problema è proprio questo, ovvero aver invertito la nostra scala percettiva.

Secondo l’autore se per una attimo soltanto riuscissimo a ricordare la prima sigaretta fumata riemergerebbero anche tutti i malesseri provati come il bruciore della gola, i colpi di tosse, i giramenti di testa, il senso di nausea legati a quell’esperienza, ma allora perchè abbiamo continuato?
Perchè alcuni sostenevano che sarebbe bastato abituarsi a quei sintomi passeggeri, difatti dopo qualche tempo ci si abitua.
Ecco un chiaro esempio di come si inverte la scala percettiva del dolore e del piacere, ci si convince di qualche cosa e ci si adatta.
In realtà quello che noi definiamo abitudine non sarebbe altro che “lo spegnimento dei campanelli d’allarme” che il nostro organismo manda.
Esattamente è come disinnescare l’allarme in un appartamento.
Il sistema di campanelli di allarme si attiva spesso la prima volta che si assume o si entra in contatto con una sostanza dannosa.
La prima sigaretta, il primo caffè, la prima volta che si è mangiato la carne, o le uova, o che si è bevuto il latte di mucca, la prima volta che si è bevuto vino o birra, e via dicendo.
La prima volta è importante perchè lì abbiamo una reazione naturale, istintiva e non mediata dall’abitudine.
Se le persone potessero ricordare la prima volta di tutto ciò che hanno ingerito avrebbero una consapevolezza alimentare infinitamente più grande.
Purtroppo i campanelli d’allarme, e quindi l’istinto, vengono spenti fin dalla tenera età.
Se a un bambino viene somministrato latte in polvere ed egli lo sputa fuori oppure ha una colichetta, il suo sistema di allarme funziona, ma se la mamma o il pediatra insistono pensando “che poi si abitua” è probabile che i campanelli d’allarme si spegneranno.
Allora a lungo andare il bambino apprezzerà il latte vaccino e proverà piacere nel berlo e difficilmente metterà in discussione questo alimento neppure quando da adulto soffrirà di reflusso esofageo, eccessiva produzione di muco, problemi di pelle, osteoporosi.
In definitiva il piacere che fa male nasce da “un dolore travestito” da piacere ed è scelto dall’individuo per adattamento, a modelli sociali preesistenti, a volte per l’incapacità di affermarsi scegliendo di non fare quello che fanno tutti e quindi per timore di non essere accettati dagli altri e quindi di sentirsi esclusi.

Autore: consapevolezza alimentare

Sono Sonia ho 33 anni e ho smesso di definirmi per categorie. Amo leggere, cucinare, parlare di piccole e grandi rivoluzioni quotidiane in compagnia di una bella birra alla spina e ovviamente di qualcuno interessato all'argomento. La mie recenti rivoluzioni sono l'alimentazione vegetariana, l'orto sul balcone, la camminata di un'ora tutti i giorni, la mia attività indipendente e questo blog. Ambizioni future: l'auto-produzione casalinga e di conseguenza una casa in campagna! Consapevolezza Alimentare è una rubrica di approfondimento sul percorso alimentare vegetariano, ha lo scopo di supportare tutti coloro che vorrebbero fare o hanno fatto questa scelta etica, salutistica e ambientalista. Consapevolezza Alimentare mette insieme vari contenuti, estratti di libri di autori che hanno affrontato tale tematica, testimonianze di persone che da tempo hanno fatto propria la scelta vegetariana o vegena.

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