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Cosa c’è negli alimenti? Sei sicuro di saperlo?

Ti sarà sicuramente capitato di parlare almeno una volta nella vita con qualche persona più anziana di te, che ti avrà raccontato che i cibi di una volta erano genuini, più naturali e gustosi.

Se ti è successo come in genere capita, sappi chè si tratta di un’affermazione assolutamente vera e sensata.

Il cibo non è più come una volta, non è più naturale e nemmeno gustoso.

Ad eccezione di alcune filiere biologiche e del cibo auto-prodotto senza l’ausilio di prodotti chimici.

Cosa c’è quindi negli alimenti che mangiamo? Oltre ai carboidrati, le vitamine, le proteine, i grassi, gli enzimi, l’acqua, i minerali, fibre (tutti componenti naturali).

Per diverse ragioni nei nostri piatti finiscono una serie di prodotti chimici in modo:

  • Dichiarato (basta leggere le etichette)
  • Occulto (nascosto, non dichiarato)
  • Indiretto ( inquinamento ambientale)

La legge consente un uso moderato di additivi a patto che non minaccino la salute dei consumatori.

Ma quali sono questi limiti? A meno che tu non vada a leggere le direttive comunitarie o ministeriali (spesso comprensibili solo agli addetti ai lavori), non lo saprai mai.

Perchè in etichetta non vengono date le informazioni complete?

Molti additivi sono stati testati su animali, altri sono di derivazione OGM, moltissimi possono dare reazioni allergiche anche in piccole dosi in soggetti particolarmente sensibili.

C’è da chiedersi anche quali siano stati i criteri scientifici utilizzati per dichiarare un additivo inoffensivo (entro certe dosi).

Esistono poi sostanze che finiscono nei cibi causa frode commerciale o sanitaria, un fenomeno fuori controllo nonostante l’impegno dei NAS.

Ti basti pensare al pane cotto nei forni abusivi gestiti dalla camorra, dove si utilizza legname ricavato dalle bare dissotterrate nei cimiteri oppure quello di risulta di porte e infissi verniciati contenenti sostanze altamente tossiche.

Oppure ti basti pensare al vino ai fertilizzanti o al latte alla melanina, tutti pessimi esempi di cosa può produrre la mancanza di etica e il degrado sociale.

Di seguito potrai leggere la classificazione degli additivi dichiarati presenti nei cibi.

CLASSIFICAZIONE GENERALE DEGLI ADDITIVI

  • COLORANTI E100-E199
  • CONSERVANTI E200-E299
  • ANTIOSSIDANTI E300-E322
  • CORRETTORI DI ACIDITA’ E325-E399
  • ADDENSANTI E STABILIZZANTI E400-E418
  • EMULSIONANTI E419-495
  • ANTIAGGLOMERANTI E ALTRI CORRETTORI DI ACIDITA’ E500-E599
  • ESALTATORI DI SAPIDITA’ E600-E699
  • EDULCORABTI E950-E969+E420+E421
  • VARI E900-E999
  • ALTRI PRODOTTI E1000-E1999
  • AROMATIZZANTI aromi, aromi naturali

Più nel dettaglio: 

Gli acidificanti e i correttori di acidità vengono utilizzati per dare al cibo un sapore acidulo o aspro, per controllare acidità e alcalinità di un prodotto (ph.)

Gli addensanti aumentano invece la viscosità, la cremosità, la spalmabilità e aiutano a tenere insieme.

Gli agenti lievitanti aumentano il volume di un impasto come nel caso di pizza, dolci e pane attraverso lo sprigionamento di gas.

Gli agenti di carica danno corpo e volume senza aumentare o diminuire il valore energetico degli alimenti.

Gli agenti di rivestimento si applicano sulla superficie esterna per conferire un aspetto brillante (caramelle, compresse, cera utilizzata per lucidare le mele).

Gli amidi modificati ovvero gli amidi alimentari vengono modificati con trattamenti enzimatici, chimici o fisici (per esempio possono essere sbiancati).

Gli antiagglomeranti evitano la formazione di grumi.

Gli antifermantativi bloccano chimicamente i processi di fermentazione.

Gli Antimuffa evitano la formazione di muffe.

Gli Antiossidanti evitano lo inscurimento di cibi come mele e carciofi una volta tagliati e entrati in contatto con l’aria.

Gli antiputrefattivi sono conservati chimici che impediscono i processi di putrefazzione.

Gli antischiumogeni impediscono o riducono la formazione di schiuma dovuta a tensioattivi naturali presenti negli alimenti (legumi cotti, verdure cotte…).

Gli aromatizzanti per conferire aroma o gusto al cibo.

I coloranti per migliorare l’aspetto esteriore e quindi la commerciabilità di un prodotto.

I conservanti (molecole chimiche) rallentano il processo di deterioramento del cibo.

Gli edulcoranti conferiscono sapore dolce, in genere si tratta di zuccheri di sintesi come la saccarina, l’aspartame (E951), l’acesulfame (E950), utilizzati molto nei prodotti dietetici.

Gli emulsionanti sono sostanze chimiche che consentono il mantenimento nel tempo di una miscela fra componenti che per natura non starebbero bene insieme (olio,acqua).

Gli enzimi sono additivi utilizzati per intenerire le carni ed estrarre aromi, (non hanno obbligo di essere indicati in etichetta).

Gli esaltatori di sapidità servono a esaltare il sapore o a mascherare il saporaccio di alcuni cibi come ad esempio i cibi in scatola.

I gas propulsori o propellenti servono ad espellere un prodotto alimentare da un contenitore (panna montata spray).

I sali di fusione sono addensanti e emulsionati fondono e miscelano chimicamente le proteine contenute nei formaggi, realizzando una distribuzione omogenea dei grassi.

Gli stabilizzanti rendono possibile il mantenimento dello stato fisico-chimico di un prodotto alimentare, inclusa la sua colorazione.

Gli umidificanti trattengono l’acqua e l’umidità impedendo l’essiccazione degli alimenti.

Se sei rimasto basito dalla quantità di additivi presenti nei cibi che mangi, sappi che a questo elenco mancano ancora  i prodotti chimici presenti in modo occulto, che potrai leggere nel prossimo articolo.

tratto da Mangiar Sano e Naturale

 

 

 


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La consapevolezza alimentare è dentro di noi, ricette per volersi bene

La consapevolezza alimentare è dentro di noi, devi cercarla e saperla ascoltare se intendi attivare un processo reale di cambiamento.

Devi percepire dentro te stesso quel desiderio di benessere che da tempo tenta di emergere e che costantemente viene represso da una condizione psicologica conformista.

Quando consumi vari tipi di alimenti vegetali, ottieni tutte le proteine di cui si ha bisogno. Inoltre le proteine che ne ricavi sono decisamente più sane.

Uno stile di vita vegetariano o veganic ristabilirà immediatamente i tuoi livelli energetici e contribuirà ad uno stato di salute migliore.

Perchè vuoi abbandonare le tue vecchie abitudini alimentari?

Perchè vuoi partecipare ad un cambiamento radicale che sta cavalcando i tempi a tambur battente?

Perchè vuoi finalmente capire cosa avviene realmente nel modo del cibo industrializzato?

Perchè non accetti più l’umiliazione, lo sfruttamento, le sofferenze e la morte degli animali considerati commestibili?

Perchè vuoi riprendere in mano la tua salute psicofisica?

Perchè vuoi avvicinarti ad un’alimentazione naturale e consapevole?

Lo vuoi, perchè sai che è GIUSTO, ed ormai è una verità innegabile!

Conosci tutti i benefici delle fibre alimentari?

«i cibi integrali che contengono fibre dietetiche nelle loro molteplici forme complesse sono davvero correlati a un’incidenza inferiore di cancro al colon, a valori più bassi di colesterolo e a più bassi livelli di estrogeno, un ormone che induce il cancro al seno». T. Colin Campbell 

Di seguito qualche ricetta estratta dal libro The China Study, Ricette a 5 stelle che ovviamente ti invito a leggere, potrebbe rivelarsi un manuale estremamente interessante. Ti aiuterà a conoscere e realizzare nella vita quotidiana la cucina vegetale.

Insalata di quinoa con uva sultanina e pistacchi

Ingredienti per 16 porzioni

  • 1 confezione da 500 g di quinoa, cotta e raffreddata
  • 250 ml di succo di lime e scorzetta (ricavati da circa 8 lime)
  • 50 g di scalogno, tritato finemente
  • 60 g di prezzemolo, tritato finemente
  • 60 g di menta, tritata finemente
  • 240 g di uva sultanina
  • 240 g di pistacchi crudi
  • 100 g di chicchi di melagrana (facoltativi, se di stagione)

Procedimento

Cuocete la quinoa in base alle istruzioni sulla confezione.

Mettete in un’insalatiera grande e fate raffreddare.

Spremete i lime, grattugiatene la scorzetta e versate sulla quinoa.

Aggiungete gli altri ingredienti e mescolate bene.

Fate raffreddare in frigorifero prima di servire.

 

PAGNOTTA VARIEGATA ALLE MELE

PER 1 PAGNOTTA RICETTA DI DREENA BURTON

Un pane facile e veloce dall’aspetto appetitoso grazie all’effetto “strudel” di mela e cannella. Anche la fragranza che sprigiona durante la cottura in forno è divina.

PER IL COMPOSTO A BASE DI MELE

120 g di mele sbucciate e tagliate a dadini

1 cucchiaino di succo di limone fresco

60 ml di salsa di mele non dolcificata

3 cucchiai di zucchero di cocco o altri zuccheri non raffinati

1 cucchiaino di cannella in polvere

1 pizzico di pepe della Giamaica in polvere

 

PER L’IMPASTO

180 g di farina integrale per dolci (o di farina di farro integrale per un’opzione senza frumento)

50 g di farina di avena

1½ cucchiaino di lievito in polvere

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di cannella in polvere

1 pizzico di sale marino

180 ml di latte vegetale

125 ml di sciroppo d’acero

1½ cucchiaino di estratto di vaniglia

1 cucchiaino di succo di limone fresco o di aceto di sidro di mele

1. Preriscaldate il forno a 180 °C e preparate lo stampo: con un pezzo di carta da cucina spalmate qualche goccia di olio in uno stampo per pane in cassetta in pyrex da 12 x 22 cm e poi foderatelo con una striscia di carta da forno (oppure usate uno stampo di silicone).

2. Mettete in una scodella le mele con il succo di limone, e poi aggiungete la salsa di mele, lo zucchero, la cannella e il pepe. Mescolate e mettete da parte.

3. Versate in una terrina gli ingredienti secchi dell’impasto e setacciatevi il lievito e il bicarbonato. Mescolate bene.

4. In una ciotola versate latte, sciroppo d’acero, vaniglia e succo di limone. Mescolate ingredienti liquidi e secchi non più del tempo necessario ad amalgamare bene il tutto.

5. Aggiungete all’impasto circa tre quarti del composto a base di mele e usando un cucchiaio o un coltello incorporatelo delicatamente all’impasto con un movimento circolare, o ripiegando uno strato sull’altro. Non è un problema se qualche punto resta più farcito: è così che si crea l’effetto “strudel”.

6. Trasferite l’impasto nello stampo e versate il composto a base di mele sulla superficie.

7. Cuocete al forno per 35-45 minuti finché la crosta sarà dorata e uno stecchino o spiedino inseriti al centro della pagnotta ne usciranno puliti. Estraete dal forno, mantenete nello stampo e trasferite sulla griglia fino a quando la pagnotta sarà completamente raffreddata. Poi estraetela e tagliatela a fette.

 

 


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Vegetariani, vegani e zucchero raffinato

Perchè alcuni vegetariani e vegani non mangiano lo zucchero raffinato?

Facciamo innanzitutto qualche precisazione sul processo di raffinazione dello zucchero.

Lo zucchero raffinato può essere ottenuto sia dalla barbabietola da zucchero che dalla canna da zucchero, sia il gusto che il loro aspetto sono simili.

Il processo di raffinazione è però differente.

Per creare dello zucchero dalle barbabietole, il succo viene rimosso con un diffusore e miscelato con additivi che lo rendono cristallizzato.

Per quanto riguarda quello di canna, il suo succo è separato dalla polpa, riscaldato fino ad essere cristallizzato e poi filtrato con del carbone ottenuto da delle ossa di animali per rimuovere le impurità, dando allo zucchero il suo colore bianco, oltre che essere depurato con calce, trattato con anidride carbonica, acido solforoso, cotto, raffreddato, cristallizzato, centrifugato, filtrato.

Certamente non tutto lo zucchero di canna è raffinato con il carbone ottenuto dalle ossa, e alcune aziende utilizzano alternative come il carbone granulare, che non contiene prodotti di origine animale.

Questo è il motivo principale per il quale lo zucchero raffinato viene escluso dall’alimentazione vegetariana e da quella vegana.

Inoltre da un punto di vista salutistico si tende ad eliminare il più possibile lo zucchero raffinato in quanto produce molteplici effetti negativi sull’organismo, tra cui: dipendenza da zucchero, innalzamento della glicemia, stress ormonali, problemi sul sistema nervoso e sul metabolismo.

A causa di tali e tanti effetti collaterali oltre che per motivi ovviamente etici, è consigliabile abolirlo da una sana e consapevole alimentazione.

D’altra parte le alternative naturali possono essere molteplici:

ZUCCHERO DI CANNA INTEGRALE

MIELE (non adatto ai vegani)

SCIROPPO D’ACERO

MALTO D’ORZO

SCIROPPO DI RISO

SCIROPPO DI MAIS

SUCCO DI AGAVE

MELASSA

SCIROPPO DI MELE

SUCCO D’UVA

STEVIA

AMASAKE (ottienuto dalla germinazione enzimatica del riso bianco)

ZUCCHERO DI COCCO

Dopo aver provato queste alternative, sicuramente lo zucchero raffinato rappresenterà soltanto un vago ricordo del passato e ben presto ti sentirai disintossicato da questo veleno legalizzato.

 

 


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Voglio diventare vegetariano, da dove comincio?

Come già accennato negli articoli precedenti, la nostra formazione alimentare si genera  su solide basi tradizionaliste e convinzioni dettate dalla società.

Pertanto decidere di cambiare da un giorno all’altro il proprio stile alimentare non è consigliabile.

Innanzitutto dovremmo interrogarci a fondo per comprendere le motivazioni che ci spingono a tale scelta

La prima domanda che ti devi fare, e sicuramente la più importante e necessaria è senza dubbio: “Perchè non voglio più mangiare animali?”

Detta così, può risultare ovvia e scontata, ma posso garantirti che non lo è affatto, soprattutto se consideri che fino a questo momento, probabilmente non ti sei mai chiesto quale sia il motivo per cui li hai sempre mangiati.

Tant’è vero che pensare genericamente alla carne o ad un salume che stai mangiando, senza ricollegarlo all’animale di provenienza, fa si che la carne prenda una connotazione più simile ad un prodotto che ad un animale.

Questa riflessione è fondamentale per avvicinarti al vegetarianismo, senza una motivazione concreta, sappi che dopo pochi giorni di astensione dalla carne potresti cominciare ad avere qualche ripensamento.

L’esclusiva motivazione salutista se non ancorata ad un saldo principio etico a lungo andare potrebbe disilluderti.

In fin dei conti una bistecca di tanto in tanto non ti potrà di certo ammazzare.

A meno che tu non voglia soltanto ridurre nella tua alimentazione i prodotti di origine animale, ( già sarebbe una buona azione), allora dovrai meditare affondo sul senso della scelta vegetariana.

Quando avrai ricevuto nel tuo inconscio tutte le risposte, allora sarai pronto per iniziare questo nuovo cammino verso una consapevolezza alimentare etica e sostenibile, e capirai da subito che puoi alimentarti senza inutili spargimenti di sangue e sofferenze animali.

Ricordati sempre che la tua dev’essere una scelta consapevole e che il vegetarianismo non dovrà mai diventare un dogma o una religione ortodossa, ma dovrà essere una scelta fatta arbitrariamente sulla base di nuove convinzioni.

Cerca quindi di essere benevolo con te stesso, non sentirti deluso o incapace di cambiare la tua mentalità se ti scoprirai a pensare alla carne o a qualche salume che tanto ti piaceva, è normale che questo accada all’inizio.

Fai con calma, abbi pazienza, concedi alla tua mente del tempo fisiologico per abituarsi all’idea del cambiamento.

Sappi che a distanza di qualche settimana, dopo che avrai cercato nuove ricette, sperimentato nuove pietanza, la tua dieta quotidiana sarà immensamente più ricca rispetto al passato e avrai abbandonato l’idea della praticità alimentare.

Spesso si rimane ancorati ad alcuni modi di mangiare solo perchè ci risultano abituali, pratici e veloci.

Ma l’abitudine e la praticità alimentare non vanno propriamente a braccetto con un’alimentazione sana e vegetariana.

Le cotture veloci a basso contenuto di grassi, la varietà, la freschezza degli un alimenti, le giuste proporzioni, i sapori non artificiali, le pietanze povere di zuccheri e di sali aggiunti, invece si!

L’ingrediente fondamentale che non deve mai mancare in una buona cucina, è senza dubbio l’emozione.

Quando comincerai a considerarti vegetariano, ogni tuo pasto sarà ricco di gioia.

L’emozioni sono potere alla stato puro e fanno si che le cose si realizzino molto più in fretta.

In conclusione un buon inizio per mettersi sulla strada dell’alimentazione vegetariana sta esattamente nel darsi delle risposte, riconoscere i propri limiti e tentare ovviamente di superarli grazie ad una nuova consapevolezza interiore.

 

 

 

 

 

 


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Cowspiracy, l’impatto ambientale della zootecnica

Documentario del 2014 prodotto e diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn.

Il film va ad investigare le politiche delle organizzazioni ambientaliste sulla questione degli allevamenti.

Ogni giorno vengono utilizzati 2500 litri d’acqua per produrre un solo hamburger.

Gli allevamenti intensivi sono responsabili del 30% del consumo d’acqua mondiale.

La zootecnica produce il 65% dell’ossido nitroso mondiale, con un potenziale riscaldamento globale 296 volte maggiore all’anidride carbonica.

La zootecnica è stata responsabile del 51% del cambiamento climatico causato dall’uomo, ed occupa il 45% del territorio terrestre, inoltre è responsabile fino al 91% della distruzione della foresta amazzonica.

Sfruttamento dei pascoli, perdita di habitat, pesca selvaggia, deforestazione, gas serra, fame nel mondo.

Tutto in nome della zootecnica.

Ma le organizzazioni ambientaliste come Greenpeace, Sierra Club, Surfrider Foundation e Rainforest Action Network perchè non ne parlano?

Guarda tu stesso: Cowspiracy disponibile su Netflix


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Wwoofing: un’esperienza di vita in fattoria

Un’esperienza di lavoro in fattoria per scoprire il sapere contadino.

La vita caotica della città, fatta di ritmi sempre più veloci, potrebbe sgretolare il benessere psicofisico di un individuo.

Al punto tale che alcune persone con il trascorrere del tempo cominciano seriamente a pensare di abbandonare la città per dedicarsi alla vita naturale di campagna all’insegna dell’auto-sostentamento individuale.

Se anche tu ci hai pensato, sappi che dovrai abbracciare in primo luogo un vero e proprio progetto di vita che potrebbe rivoluzionare per sempre le tue abitudini.

Ecco perchè alcune fattorie aderenti al wwoofing danno la possibilità di comprende cosa realmente potrebbe significare mollare tutto per uno stile di vita naturale.

Il wwoofing è in primo luogo tenta di sensibilizzare e formare i simpatizzanti di questa pratica verso una cultura atta a promuovere la sostenibilità e la difesa del territorio.

In cambio di vitto e alloggio potresti prestare lavoro gratuitamente in una fattoria che pratica wwoofing, in modo da capire seriamente se produrre formaggi, coltivare la terra, vendere i tuoi prodotti per vivere potrebbe essere alla tua portata.

Di seguito trovari il link di WWOOF Italia che ti aiuterà ad approfondire.

WWOOF è un movimento mondiale che mette in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze educative e culturali basate su uno scambio di fiducia senza scopo di lucro, per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile.

http://www.wwoof.it/it/

 

 

 


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Scala percettiva del dolore e del piacere

Come mai tutti i cibi che mi piacciono e verso cui sento molta attrazione sono proprio quelli che mi fanno male?

Secondo Michele Riefoli autore di Mangiar Sano e Naturale questo avviene perchè abbiamo invertito la scala su cui sono posizionati i valori di percezione del dolore e del piacere, trasformando in piacere ciò che dovrebbe darci disagio, fastidio o dolore.

Per farci capire meglio quello che intende paragona l’esperienza del cibo a quella del tabagismo, perchè una persona fuma?
Ovviamente la risposta della maggior parte dei fumatori di sigarette sarà: “perchè mi piace”.
Il problema è proprio questo, ovvero aver invertito la nostra scala percettiva.

Secondo l’autore se per una attimo soltanto riuscissimo a ricordare la prima sigaretta fumata riemergerebbero anche tutti i malesseri provati come il bruciore della gola, i colpi di tosse, i giramenti di testa, il senso di nausea legati a quell’esperienza, ma allora perchè abbiamo continuato?
Perchè alcuni sostenevano che sarebbe bastato abituarsi a quei sintomi passeggeri, difatti dopo qualche tempo ci si abitua.
Ecco un chiaro esempio di come si inverte la scala percettiva del dolore e del piacere, ci si convince di qualche cosa e ci si adatta.
In realtà quello che noi definiamo abitudine non sarebbe altro che “lo spegnimento dei campanelli d’allarme” che il nostro organismo manda.
Esattamente è come disinnescare l’allarme in un appartamento.
Il sistema di campanelli di allarme si attiva spesso la prima volta che si assume o si entra in contatto con una sostanza dannosa.
La prima sigaretta, il primo caffè, la prima volta che si è mangiato la carne, o le uova, o che si è bevuto il latte di mucca, la prima volta che si è bevuto vino o birra, e via dicendo.
La prima volta è importante perchè lì abbiamo una reazione naturale, istintiva e non mediata dall’abitudine.
Se le persone potessero ricordare la prima volta di tutto ciò che hanno ingerito avrebbero una consapevolezza alimentare infinitamente più grande.
Purtroppo i campanelli d’allarme, e quindi l’istinto, vengono spenti fin dalla tenera età.
Se a un bambino viene somministrato latte in polvere ed egli lo sputa fuori oppure ha una colichetta, il suo sistema di allarme funziona, ma se la mamma o il pediatra insistono pensando “che poi si abitua” è probabile che i campanelli d’allarme si spegneranno.
Allora a lungo andare il bambino apprezzerà il latte vaccino e proverà piacere nel berlo e difficilmente metterà in discussione questo alimento neppure quando da adulto soffrirà di reflusso esofageo, eccessiva produzione di muco, problemi di pelle, osteoporosi.
In definitiva il piacere che fa male nasce da “un dolore travestito” da piacere ed è scelto dall’individuo per adattamento, a modelli sociali preesistenti, a volte per l’incapacità di affermarsi scegliendo di non fare quello che fanno tutti e quindi per timore di non essere accettati dagli altri e quindi di sentirsi esclusi.