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Piano alimentare per alimentazione sana, equilibrata, consapevole e dimagrante

Programma Alimentare Vegetariano non personalizzato
calcolato su un importo di circa 1200/1300 calorie giornaliere. Ideale per seguire un’alimentazione sana, equilibrata, consapevole e dimagrante.

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E’ posizione dell’American Dietetic Association che le diete vegetariane correttamente pianificate, comprese le diete totalmente vegetariane o vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale, e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. Le diete vegetariane ben pianificate sono appropriate per individui in tutti gli stadi del ciclo vitale, ivi inclusi gravidanza, allattamento, prima e seconda infanzia e adolescenza, e per gli atleti.

Un’alimentazione 100% vegetale ci protegge dalle malattie degenerative, la principale causa di morte nei paesi industrializzati: l’aterosclerosi, il sovrappeso-obesità, il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, il cancro, l’osteoporosi.
L’aterosclerosi è responsabile di infarto cardiaco e ictus cerebrale. Con una dieta appropriata si può non solo prevenirla, ma anche ottenerne l’arresto e la regressione.
Anche per il diabete di tipo 2 (il più diffuso) una dieta basata sui cibi vegetale è un fattore estremamente importante per la prevenzione e la cura, e lo stesso vale per il controllo delle pressione arteriosa. 
Le Linee Guida per la prevenzione dei tumori raccomandano di consumare molti cibi vegetali: un terzo dei tumori (ma per alcuni tipi si arriva anche al 50%) sarebbero provocati dall’alimentazione.

Chi è in sovrappeso, rischia dai 10 ai 20 anni di vita, una vita che comunque sarà costellata dalle altre gravi malattie di cui si parla in questa pagina e le invalidanti malattie da “sovraccarico” dell’apparato locomotore. L’obesità è stata definita la seconda causa di “morte evitabile”, dopo il fumo. Per tenere sotto controllo il peso bisogna fare attenzione a quel che si introduce e a quel che si consuma, e bisogna imparare a saziarsi senza assumere più calorie del necessario. E questo è facilmente realizzabile scegliendo cibi vegetali naturali, che racchiudono poche calorie in grandi volumi, ed evitando la sedentarietà.

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Una prospettiva buddista del vegetarismo di Lin Ching Shywan

di Lin Ching Shywan
Da Vegetarian Cooking — Chinese Style, 1995

Perché i buddisti sono a favore del vegetarismo?

La ragione principale è la “compassione”, e il fatto che “non possiamo sopportare di mangiare la carne di creature viventi”.

Noi crediamo nel concetto di karma, in base al quale dobbiamo affrontare le conseguenze delle nostre azioni malvagie. Un sutra buddista recita: “Il bodhisattva teme la causa primaria; le miriadi di creature viventi temono le conseguenze.”.

Questo significa che il bodhisattva conosce la severità delle conseguenze e non commette azioni malvagie; non pensa neanche alle cause degli effetti negativi.

La “compassione” è uno strumento importante per imparare ad essere persone migliori; mancare di compassione è incompatibile con l’essere buddisti. Un cuore compassionevole e misericordioso si manifesta in tutti gli aspetti della nostra vita; ma il modo più semplice e diretto è quello di seguire una dieta vegetariana.

Pensate all’intenso dolore che proviamo quando ci pestiamo accidentalmente un’unghia. Come è quindi possibile avere la forza di mangiare la carne di creature che sono state macellate, scuoiate, smembrate e cucinate?

Essere incapaci di mangiare la carne di queste povere creature è una manifestazione di compassione.

Il dolore che le altre creature provano fino a quando arrivano sulla nostra tavola non è una macchinazione immaginaria; è atrocemente reale. Facciamo l’esempio dei gamberetti e dei granchi cucinati ancora vivi, così popolari al giorno d’oggi. Cuocerli nell’acqua è come gettarli in un inferno bollente. I loro sforzi disperati – ma fatalmente inutili – di trascinarsi o saltare fuori tradiscono l’insostenibile dolore che essi provano; alla fine, quando diventano di un rosso vivo, abbandonano penosamente la vita. Che fine dolorosa!

Le rane sperimentano ancora più sofferenza dei gamberetti e dei granchi. Dal primo momento in cui si comincia a prepararle a quando vengono inghiottite passano attraverso l’equivalente di otto inferni differenti: 1. Vengono decapitate; 2. Vengono scuoiate; 3. Vengono tagliate le zampe; 4. Viene tagliato loro il ventre; 5. Vengono fritte o bollite; 6. Vengono aggiunti sale, zucchero e condimenti; 7. Vengono masticate; 8. Vengono digerite ed espulse dall’organismo. Nessuno, immaginando di essere al posto di una rana, avrebbe più la forza di mangiarne ancora.

Tra le varie sofferenze che la razza umana può sperimentare, la più intensa è certamente la guerra. I documentari sul massacro di Nanking (Nanchino) e sull’olocausto nazista lasciano indifferenti e senza lacrime ben poche persone – i più sono percorsi da indignazione. Ma gli uomini trascorrono anni e decenni senza guerre, mentre gli animali affrontano tutti i giorni sofferenze e morte. Per coloro che mangiano carne, ogni pasto rappresenta la morte di centinaia e migliaia di animali. Questo è forse diverso da una guerra?

Impedire la sofferenza di creature viventi non cibandoci della loro carne per soddisfare le nostre papille gustative e il nostro appetito è la minima espressione di compassione che possiamo manifestare. La bontà ci porta a scegliere di non uccidere, e la compassione a scegliere di non mangiare.

Provo un’intensa commozione nel leggere due storie legate al tema della compassione; rimarranno per sempre incise nella mia memoria. Una è riportata nel libro “Testimonianza della protezione della vita”:

Uno scolaro di nome Chou Yu stava cucinando delle anguille per mangiarle, e notò che una di queste si piegava in modo da rimanere con la testa e la coda immerse nel liquido bollente e tenere il corpo proteso in fuori; soltanto quando morì si lasciò cadere completamente nell’acqua. Chou Yu, trovando questo fatto alquanto singolare, tirò fuori dalla pentola l’anguilla e la tagliò per aprirla. Al suo interno trovò migliaia di uova; l’anguilla aveva incurvato il suo ventre tenendolo fuori dalla zuppa bollente per proteggere le sue creature. Nel vedere ciò Chou Yu pianse, singhiozzò emozionato e giurò di non mangiare più anguille.

Questa storia ci dimostra che le miriadi di creature viventi non sono prive di sentimenti e intelligenza.

articolo completo…

                             


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Il metodo Pascal per far crescere le piante ricche di nutrienti senza annaffiarle — Salute e libertà si conquistano ogni giorno

Pascal Poot, è un contadino francese che sta passando alla storia: fa germinare i semi e poi li pianta sul terreno (il suo è arido e pieno di sassi) e non se ne occupa più fino alla raccolta. Facendo così per anni ha attivato i geni inattivi nel DNA delle piante che li ha resi sempre più adattabili alle condizioni atmosferiche e ne ha concentrato i nutrienti oltre a rafforzarne il gusto. Questa è la prova di come la natura abbia un’intelligenza superiore a quella dell’uomo che invece ha selezionato e modificato sementi che oggi sono sempre più deboli.

Biologi, ricercatori e aziende agricole stanno andando alla fattoria di Pascal Poot sulle alture di Lodève (Hérault), una zona della regione francese Linguadoca-Rossiglione-Midi-Pirenei, perché il suo metodo lontano anni luce dall’agricoltura moderna, oltre ad essere iperproduttivo è anche naturale e poco costoso.

Senza irrigazione malgrado la siccità, senza canna (supporto verticali dove vengono fatti arrampicare), senza cure e alcun pesticida ne concimi, le sue migliaia di piante producono fino a 25 kg di pomodori ciascuna. Continua a leggere


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La rivoluzione vegetariana inizia da Torino?

Il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando da 45 milioni di tonnellate all’anno nel 1950 a 233 milioni di tonnellate all’anno nel 2000, e la FAO ha stimato che entro il 2050 si arriverà a 465 milioni di tonnellate.

E’ bene precisare che il settore zootecnico è uno dei principali responsabili della produzione di gas serra. L’allevamento di animali genera, secondo la Fao, il 18% delle emissioni totali di gas serra nell’atmosfera.

Una percentuale molto alta se paragonata alle emissioni dovute ai trasporti, responsabili del 13% delle emissioni, e alla produzione di energia, responsabile del 26%.

Secondo il World Watch Institute, invece, l’incidenza dell’allevamento è addirittura del 51%, perché occorre tenere conto nelle valutazioni dell’ossigeno necessario agli animali per vivere, del mancato impiego del terreno per produrre cibo per gli esseri umani o per ospitare le foreste.

Il calcolo del WWI tiene conto anche dell’energia usata per cucinare la carne, per la produzione, la distribuzione e il packaging dei prodotti di origine animale e dell’energia necessaria per produrre medicinali veterinari.

In termini di impronta idrica, si calcola che in un allevamento convenzionale siano necessari circa 15.500 litri di acqua per ottenere un chilo di carne di manzo (calcolando quanta ne serve per allevare gli animali e irrigare i campi in cui si coltivano i mangimi), 3920 per un chilo di pollo.

Circa 3,5 miliardi di ettari di terra (ossia il 70% della terra coltivabile del pianeta) sono destinati alla produzione animale.

Di questi, 470 milioni sono riservati alla coltivazione di cereali e leguminose per la produzione di mangimi.

L’allevamento del bestiame, insieme all’industria del legname, è una delle cause principali della deforestazione nella regione amazzonica.

Notizia di questi giorni che rende felice in particolar modo vegetariani e vegani, è la promozione della dieta vegana e vegetariana sul territorio comunale di Torino.

La giunta Appendino difatti ha ritenuto fosse di particolare rilevanza promuovere una cultura ambientale che sostenga «stili vita più sostenibili in modo diretto», e la «diminuzione del consumo del suolo».

D’altra parte il rapporto con l’alimentazione è  intimamente connesso con l’ambiente.

In europa molte città hanno già da tempo abbracciato questa nuova consapevolezza. Berlino ad esempio è considerata una tra le città più sensibili al mondo al vegetarianesimo e al veganesimo.

L’Italia con il suo sapere culinario, con la sua consapevolezza contadina, con le sue eccellenze regionali, potrebbe promuovere il cambiamento se solo non lo temesse così tanto, e porsi come avanguardia educativa ed innovativa.

 

 


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Prodotti chimici presenti in modo occulto nei cibi

Nell’articolo precedente Cosa c’è negli alimenti? Sei sicuro di saperlo?” ti ho fornito una lista di tutti gli additivi dichiarati presenti nei cibi industriali, in questo articolo invece ti fornirò una lista di prodotti chimici che finisco nei cibi in modo occulto.

Cosa c’è quindi negli alimenti che mangiamo? Oltre ai carboidrati, le vitamine, le proteine, i grassi, gli enzimi, l’acqua, i minerali, fibre (tutti componenti naturali).

Per diverse ragioni nei nostri piatti finiscono una serie di prodotti chimici in modo:

Prodotti chimici presenti in modo occulto

  • residui di inquinanti dei processi di lavorazione (solventi, reagenti)
  • residui di farmaci per cure veterinarie (antibiotici, antifiammatori, psicofarmaci)
  • residui anticrittogamici dell’agricoltura (per proteggere le piante dall’attacco di insetti)
  • residui di antiparassitari e pesticidi in genere (per contrastare l’azione di micrororganismi patogeni per le piante.
  • residui di diserbanti ( per eliminare chimicamente le “erbacce” che poi in genere sono piante medicinali)
  • residui di materiale da imballaggio (plastica, colle, carta, pvc, gas d’imballaggio diversi nell’aria)
  • Prodotti chimici usati illegalmente ( ormoni, anabolizzanti sintetici, farmaci e fertilizzanti vietati)
  • Prodotti chimici usati legalmente ma senza obbligo di dichiarazione in etichetta ( gas d’imballaggio)

I residui di vari prodotti chimici sono quelli che non dovrebbero esserci ( e di solito non ci sono) nei prodotti biologici ( a parte quelli da imballaggio). Questi residui sono invece presenti con certezza nei prodotti convenzionali.

Nel prossimo articolo seguiranno I PRODOTTI CHIMICI CHE SI AGGIUNGONO IN MODO INDIRETTO

tratto da mangiar sano e naturale con alimenti vegetali ed integrali

 


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La consapevolezza alimentare è dentro di noi, ricette per volersi bene

La consapevolezza alimentare è dentro di noi, devi cercarla e saperla ascoltare se intendi attivare un processo reale di cambiamento.

Devi percepire dentro te stesso quel desiderio di benessere che da tempo tenta di emergere e che costantemente viene represso da una condizione psicologica conformista.

Quando consumi vari tipi di alimenti vegetali, ottieni tutte le proteine di cui si ha bisogno. Inoltre le proteine che ne ricavi sono decisamente più sane.

Uno stile di vita vegetariano o veganic ristabilirà immediatamente i tuoi livelli energetici e contribuirà ad uno stato di salute migliore.

Perchè vuoi abbandonare le tue vecchie abitudini alimentari?

Perchè vuoi partecipare ad un cambiamento radicale che sta cavalcando i tempi a tambur battente?

Perchè vuoi finalmente capire cosa avviene realmente nel modo del cibo industrializzato?

Perchè non accetti più l’umiliazione, lo sfruttamento, le sofferenze e la morte degli animali considerati commestibili?

Perchè vuoi riprendere in mano la tua salute psicofisica?

Perchè vuoi avvicinarti ad un’alimentazione naturale e consapevole?

Lo vuoi, perchè sai che è GIUSTO, ed ormai è una verità innegabile!

Conosci tutti i benefici delle fibre alimentari?

«i cibi integrali che contengono fibre dietetiche nelle loro molteplici forme complesse sono davvero correlati a un’incidenza inferiore di cancro al colon, a valori più bassi di colesterolo e a più bassi livelli di estrogeno, un ormone che induce il cancro al seno». T. Colin Campbell 

Di seguito qualche ricetta estratta dal libro The China Study, Ricette a 5 stelle che ovviamente ti invito a leggere, potrebbe rivelarsi un manuale estremamente interessante. Ti aiuterà a conoscere e realizzare nella vita quotidiana la cucina vegetale.

Insalata di quinoa con uva sultanina e pistacchi

Ingredienti per 16 porzioni

  • 1 confezione da 500 g di quinoa, cotta e raffreddata
  • 250 ml di succo di lime e scorzetta (ricavati da circa 8 lime)
  • 50 g di scalogno, tritato finemente
  • 60 g di prezzemolo, tritato finemente
  • 60 g di menta, tritata finemente
  • 240 g di uva sultanina
  • 240 g di pistacchi crudi
  • 100 g di chicchi di melagrana (facoltativi, se di stagione)

Procedimento

Cuocete la quinoa in base alle istruzioni sulla confezione.

Mettete in un’insalatiera grande e fate raffreddare.

Spremete i lime, grattugiatene la scorzetta e versate sulla quinoa.

Aggiungete gli altri ingredienti e mescolate bene.

Fate raffreddare in frigorifero prima di servire.

 

PAGNOTTA VARIEGATA ALLE MELE

PER 1 PAGNOTTA RICETTA DI DREENA BURTON

Un pane facile e veloce dall’aspetto appetitoso grazie all’effetto “strudel” di mela e cannella. Anche la fragranza che sprigiona durante la cottura in forno è divina.

PER IL COMPOSTO A BASE DI MELE

120 g di mele sbucciate e tagliate a dadini

1 cucchiaino di succo di limone fresco

60 ml di salsa di mele non dolcificata

3 cucchiai di zucchero di cocco o altri zuccheri non raffinati

1 cucchiaino di cannella in polvere

1 pizzico di pepe della Giamaica in polvere

 

PER L’IMPASTO

180 g di farina integrale per dolci (o di farina di farro integrale per un’opzione senza frumento)

50 g di farina di avena

1½ cucchiaino di lievito in polvere

½ cucchiaino di bicarbonato di sodio

½ cucchiaino di cannella in polvere

1 pizzico di sale marino

180 ml di latte vegetale

125 ml di sciroppo d’acero

1½ cucchiaino di estratto di vaniglia

1 cucchiaino di succo di limone fresco o di aceto di sidro di mele

1. Preriscaldate il forno a 180 °C e preparate lo stampo: con un pezzo di carta da cucina spalmate qualche goccia di olio in uno stampo per pane in cassetta in pyrex da 12 x 22 cm e poi foderatelo con una striscia di carta da forno (oppure usate uno stampo di silicone).

2. Mettete in una scodella le mele con il succo di limone, e poi aggiungete la salsa di mele, lo zucchero, la cannella e il pepe. Mescolate e mettete da parte.

3. Versate in una terrina gli ingredienti secchi dell’impasto e setacciatevi il lievito e il bicarbonato. Mescolate bene.

4. In una ciotola versate latte, sciroppo d’acero, vaniglia e succo di limone. Mescolate ingredienti liquidi e secchi non più del tempo necessario ad amalgamare bene il tutto.

5. Aggiungete all’impasto circa tre quarti del composto a base di mele e usando un cucchiaio o un coltello incorporatelo delicatamente all’impasto con un movimento circolare, o ripiegando uno strato sull’altro. Non è un problema se qualche punto resta più farcito: è così che si crea l’effetto “strudel”.

6. Trasferite l’impasto nello stampo e versate il composto a base di mele sulla superficie.

7. Cuocete al forno per 35-45 minuti finché la crosta sarà dorata e uno stecchino o spiedino inseriti al centro della pagnotta ne usciranno puliti. Estraete dal forno, mantenete nello stampo e trasferite sulla griglia fino a quando la pagnotta sarà completamente raffreddata. Poi estraetela e tagliatela a fette.